Nel dialogo quotidiano tra industria e operatori logistici, il contratto di trasporto è spesso percepito come un passaggio “operativo”: una cornice necessaria, ma non strategica. In realtà, per chi governa una supply chain complessa, il contratto di trasporto scritto rappresenta uno strumento di tutela preventiva che entra in gioco proprio quando il servizio non va come previsto.
E quando accade un evento critico – un danno alla merce, un fermo, una contestazione sui costi – la differenza tra avere o non avere un contratto scritto diventa immediatamente evidente.
Uno strumento di governo del rischio
Il contratto di trasporto, disciplinato dall’art. 1678 del Codice Civile e richiamato dal D.Lgs. 286/2005, non è solo un accordo economico. È il documento che definisce chi fa cosa, quando, come e con quali responsabilità.
Dal punto di vista dell’azienda industriale, la forma scritta consente di chiarire elementi fondamentali che, in assenza di accordi strutturati, diventano terreno di ambiguità:
In altre parole, il contratto scritto non serve quando tutto funziona. Serve quando qualcosa si rompe. Oltre a garantire maggiore chiarezza operativa, la stipula del contratto di trasporto in forma scritta offre un vantaggio spesso sottovalutato ma strategico: rende più agevole la cosiddetta prova liberatoria.
In presenza di un contratto scritto, il committente, il caricatore e il proprietario della merce possono dimostrare più facilmente di aver correttamente adempiuto ai propri obblighi, riducendo il rischio di incorrere in responsabilità solidale nel caso di violazioni commesse dal vettore. Ciò vale sia per le infrazioni alle norme sulla circolazione stradale (art. 7 D.Lgs. 286/2005), sia per le violazioni in materia retributiva e contributiva (comma 4-ter, art. 83-bis D.L. 133/2008).
La forma scritta diventa quindi uno strumento di tutela preventiva che protegge l’azienda industriale quando la filiera viene sottoposta a controlli o contestazioni.
Eventi critici durante il trasporto: cosa succede senza un contratto scritto?
Quando il problema è operativo
È proprio quando il trasporto non segue il percorso “ideale” che emergono le fragilità di una gestione basata su accordi verbali o su intese poco strutturate. Pensiamo, ad esempio, a un danneggiamento della merce durante il tragitto o, nei casi più gravi, a uno smarrimento totale. In assenza di un contratto scritto che disciplini in modo chiaro responsabilità, limiti di risarcimento, valori dichiarati e modalità di gestione del sinistro, l’azienda industriale si trova spesso a dover rincorrere risposte. L’assicurazione chiede documentazione, il vettore solleva eccezioni, il cliente finale preme per una soluzione rapida. Nel frattempo, il rischio economico resta sospeso.
Situazioni analoghe si verificano quando emergono ritardi, fermi imprevisti o costi accessori non preventivati. Senza regole chiare su tempi di attesa, soste al carico o allo scarico, servizi extra o variazioni operative, il confine tra ciò che è dovuto e ciò che è contestabile diventa sottile. Il risultato è spesso una fattura che genera discussione, oppure un’inefficienza che l’azienda subisce senza strumenti contrattuali per governarla. Non si tratta solo di qualche euro in più, ma di una perdita di controllo sul processo logistico.
Quando il rischio diventa legale ed economico
A questi aspetti operativi si aggiunge un livello di rischio meno evidente, ma potenzialmente più impattante: quello legato alla responsabilità e alla compliance. Quando mancano istruzioni operative formalizzate in un contratto, eventuali violazioni normative – pensiamo ai tempi di guida, alle modalità di carico o alle condizioni di sicurezza – possono coinvolgere indirettamente anche l’azienda industriale. In questi casi, il confine tra responsabilità del vettore e responsabilità del committente diventa più sfumato, con possibili conseguenze amministrative e reputazionali.
La mancanza di una forma scritta del contratto di trasporto amplifica ulteriormente questi profili di rischio. Qualora il committente non abbia effettuato un’adeguata verifica sulla regolarità contributiva e previdenziale del vettore, nonché sul corretto trattamento retributivo dei dipendenti impiegati nel servizio, può essere chiamato a rispondere anche degli oneri connessi all’inadempimento degli obblighi fiscali, comprese le relative sanzioni. A ciò si aggiunge il rischio di coinvolgimento per le violazioni del Codice della Strada commesse dal vettore, quando il rapporto di trasporto non risulta chiaramente disciplinato.
Dal punto di vista economico e finanziario, l’assenza di un contratto strutturato incide anche sulla capacità di pianificazione. Senza clausole chiare che regolino adeguamenti tariffari, variazioni dei costi operativi o condizioni di pagamento, il budget logistico diventa meno prevedibile. Per CFO e controller questo significa maggiore incertezza, minore capacità di controllo e difficoltà nel leggere correttamente i margini lungo la supply chain.
Quando emergono i limiti dell’assicurazione (e il valore del contratto)
Un altro tema centrale è quello assicurativo. Il valore della merce trasportata, se non correttamente disciplinato, può trasformarsi in un problema serio quando si verifica un sinistro. Senza una chiara definizione contrattuale di limiti di responsabilità, obblighi assicurativi e valori dichiarati, l’azienda industriale rischia di scoprire solo a posteriori che il risarcimento copre solo una parte del danno effettivamente subito.
Oggi, inoltre, parlare di forma scritta non significa più parlare di burocrazia o di carta. La digitalizzazione ha reso il contratto di trasporto uno strumento integrabile nei sistemi aziendali, nei TMS e nei flussi amministrativi. Questo consente di avere accordi chiari, accessibili e coerenti con l’operatività quotidiana, migliorando tracciabilità e controllo senza rallentare i processi.
Meno incertezza, più controllo lungo la supply chain
Per un’azienda industriale, il contratto di trasporto scritto non è una protezione a favore del fornitore logistico, ma una leva di tutela e di governo del rischio per il committente. È ciò che permette di affrontare gli imprevisti con regole già definite, evitando che un evento operativo si trasformi in un problema economico o legale.
In un contesto in cui la logistica è sempre più strategica e interconnessa con produzione, vendite e finanza, continuare a basarsi su accordi informali significa accettare un livello di rischio non necessario. Il contratto di trasporto non elimina i problemi, ma consente di gestirli con maggiore lucidità, equilibrio e controllo.
Ed è esattamente questo che oggi l’industria si aspetta dalla propria supply chain.