La carenza di manodopera nella logistica: un problema strutturale della supply chain

Negli ultimi anni il settore della logistica e dei trasporti è stato attraversato da profonde trasformazioni. Digitalizzazione, automazione, reshoring produttivo e nuove aspettative dei clienti stanno ridefinendo i modelli operativi delle imprese.

Tuttavia, esiste una criticità molto più concreta che molte aziende stanno affrontando quotidianamente: la difficoltà nel reperire manodopera.

Autisti, operatori di magazzino, personale operativo. Figure fondamentali per il funzionamento della supply chain che, negli ultimi anni, sono diventate sempre più difficili da trovare.

Secondo i dati del sistema informativo Excelsior di Unioncamere e del Ministero del Lavoro, nel solo mese di gennaio 2026 le imprese italiane hanno programmato oltre 526.000 ingressi nel mercato del lavoro, ma quasi il 46% delle posizioni risulta difficile da coprire.

Il settore della logistica rappresenta una parte significativa di questa domanda: circa 62.000 entrate previste nel solo mese di gennaio, pari a circa il 12% del totale nazionale.

Un dato che conferma quanto il comparto logistico sia diventato uno dei principali motori occupazionali del sistema economico.

Ma allo stesso tempo evidenzia un problema sempre più evidente: trovare persone disponibili a svolgere questi lavori sta diventando sempre più complesso.

 

La professione più cercata: l’autista

Analizzando nel dettaglio i profili professionali più richiesti nel settore emerge un dato molto chiaro: gli autotrasportatori sono tra le figure più ricercate dell’intero comparto logistico.

Le stime più recenti indicano oltre 15.000 assunzioni previste per autotrasportatori di merci e più di 24.000 per conducenti di veicoli a motore nel complesso.

Il vero problema, tuttavia, non è la domanda di lavoro.

Il problema è trovare candidati.

In alcuni casi la difficoltà di reperimento supera il 58%, una delle percentuali più elevate tra tutte le professioni analizzate nel mercato del lavoro italiano.

Questo significa che più di un posto su due rimane vacante nonostante la richiesta da parte delle imprese.

Le cause sono diverse:

  • costi elevati per ottenere le patenti professionali
  • condizioni di lavoro percepite come impegnative
  • lunghi periodi lontano da casa
  • scarso ricambio generazionale

Il risultato è una crescente tensione sul mercato del lavoro.

Secondo alcune stime di settore, in Italia mancano già oggi decine di migliaia di autisti professionali e nei prossimi anni il problema potrebbe accentuarsi ulteriormente con l’uscita dal mercato del lavoro di molti conducenti prossimi alla pensione.

 

Anche il magazzino inizia a soffrire

Se la carenza di autisti rappresenta la criticità più evidente, anche il mondo del magazzino sta iniziando a mostrare segnali simili.

Nel comparto del magazzinaggio e della movimentazione merci si registrano ogni mese migliaia di nuove richieste di personale: oltre 11.000 posizioni per magazzinieri e più di 26.000 per personale operativo impegnato nello spostamento delle merci.

La difficoltà di reperimento in questo caso è più contenuta rispetto al trasporto, ma rimane comunque significativa.

Il motivo è semplice: l’espansione dell’e-commerce, la crescita delle consegne frequenti e la trasformazione dei modelli distributivi hanno aumentato enormemente la domanda di attività logistiche.

Di conseguenza cresce anche il fabbisogno di personale nei magazzini.

Molte aziende si trovano quindi a gestire una situazione paradossale.

I volumi logistici aumentano. Le opportunità di business sono presenti.Ma mancano le persone per gestire operativamente questi flussi.

 

Le cause strutturali del problema

Ridurre la carenza di manodopera a una semplice questione salariale sarebbe un errore. Il fenomeno è molto più complesso e affonda le sue radici in fattori demografici, culturali e organizzativi.

Tra i principali elementi possiamo individuare:

- Invecchiamento della forza lavoro
Molti autisti attualmente attivi hanno un’età media elevata e il ricambio generazionale è limitato.

Barriere all’ingresso professionale
Per guidare mezzi pesanti sono necessari corsi specifici e abilitazioni professionali che richiedono tempo e investimenti economici.

- Cambiamento delle aspettative lavorative
Le nuove generazioni mostrano una minore propensione verso lavori operativi percepiti come fisicamente impegnativi.

Espansione della domanda logistica
L’e-commerce, la distribuzione omnicanale e le consegne rapide hanno aumentato il fabbisogno di personale.

Il risultato è un disequilibrio sempre più evidente tra domanda e offerta di lavoro.

 

Perché questo problema riguarda tutta la supply chain

Spesso la carenza di manodopera viene percepita come una criticità interna agli operatori logistici. In realtà l’impatto si estende a tutta la filiera.

Quando manca personale operativo, le conseguenze sono immediate:

  • riduzione della capacità di trasporto
  • tempi di consegna più lunghi
  • maggiore pressione sui costi logistici
  • difficoltà nella pianificazione delle attività

In una supply chain sempre più basata su consegne frequenti e riduzione delle scorte, anche piccoli rallentamenti possono generare effetti a cascata lungo tutta la filiera.

Per questo motivo il tema della manodopera riguarda direttamente anche le aziende industriali. Garantire la disponibilità di risorse operative sta diventando una vera leva strategica per mantenere la continuità dei flussi logistici.

 

Come stanno reagendo gli operatori logistici

Di fronte a questa situazione gli operatori logistici stanno adottando diverse strategie.

Tra le principali:

  • maggiore investimento nella formazione
  • miglioramento delle condizioni di lavoro
  • utilizzo di tecnologie per ridurre attività manuali
  • pianificazione più efficiente delle operazioni

Tuttavia, in molti casi queste iniziative non sono sufficienti a colmare il gap tra domanda e offerta di personale.

Per questo motivo molte aziende stanno iniziando ad adottare approcci più pragmatici nella ricerca delle risorse.

 

L’apertura a nuovi bacini di manodopera

Una delle soluzioni sempre più diffuse riguarda la ricerca di lavoratori provenienti da contesti internazionali.

Nel settore logistico la presenza di lavoratori stranieri è già significativa e rappresenta una componente strutturale del funzionamento delle filiere operative.

In diversi contesti aziendali si stanno sperimentando soluzioni concrete per ampliare i canali di reclutamento.

Nel caso del trasporto, ad esempio, alcune aziende stanno valutando il reperimento di autisti provenienti da Paesi extra europei dove esistono bacini di lavoratori interessati a intraprendere questa professione. Un esempio è rappresentato da lavoratori provenienti dall’Argentina: grazie alla forte presenza di discendenti di italiani, molti possono accedere più facilmente alla cittadinanza italiana o a percorsi amministrativi semplificati, facilitando così l’inserimento nel mercato del lavoro e l’integrazione nel contesto aziendale.

In altri casi, per quanto riguarda le attività di magazzino, vengono utilizzati canali di reclutamento legati a comunità straniere già presenti sul territorio italiano.

Quando i siti logistici si trovano in aree difficili da raggiungere o con una limitata disponibilità di lavoratori locali, alcune aziende stanno introducendo ulteriori misure per facilitare l’inserimento delle risorse.

Tra queste, la possibilità di mettere a disposizione alloggi temporanei per i lavoratori o l’organizzazione di corsi di lingua italiana per favorire l’integrazione e la comunicazione all’interno dei team operativi.

Si tratta di iniziative che richiedono investimenti e pianificazione, ma che in molti casi stanno dimostrando di essere strumenti efficaci per affrontare una criticità ormai strutturale del settore.

 

La vera risorsa della supply chain

Per anni la logistica è stata interpretata soprattutto come una questione di infrastrutture, mezzi e tecnologie. Oggi è sempre più evidente che il fattore umano rimane centrale.

Senza autisti, senza operatori di magazzino, senza personale operativo, anche le infrastrutture più moderne e i sistemi informatici più avanzati non sono sufficienti a garantire il funzionamento della supply chain. Per questo motivo il tema del reperimento della manodopera sta diventando una vera questione strategica per la competitività delle imprese.

Le aziende che riusciranno a sviluppare modelli organizzativi capaci di attrarre, formare e integrare nuove risorse avranno un vantaggio competitivo significativo nei prossimi anni. Per imprenditori e supply chain manager la domanda da porsi oggi non è più solo come ottimizzare i flussi logistici.

La domanda è anche: chi garantirà operativamente quei flussi nel futuro. Perché la resilienza della supply chain non dipende solo dai sistemi e dalle infrastrutture. Dipende soprattutto dalle persone che ogni giorno la fanno funzionare.